La fiducia nel Mondo dello Yoga FIDUCIA E ABBANDONO AL SUPREMO

25.06.2020

 La fiducia a livello pratico è collegata al primo Chakra situato alla base della colonna vertebrale. E' strettamente collegato alla madre, alla Terra, al nostro radicamento. Se abbiamo un corretto rapporto con chi ci ha messo al mondo, avremo maggior fiducia nella vita e negli altri con il risultato che saremmo in grado di vivere la vita più serenamente e in maniera più appagante. La fiducia a livello più sottile invece, è collegata all'abbandono al Supremo.

Patanjali tra l'800 a.c. o 800 d.c. (la sua esistenza è alquanto incerta) descrive nella sua opera più famosa, gli Yoga Sutra, gli otto scalini o otto rami (come alcuni preferiscono definirli) dello Yoga. Secondo il mistico, per poter arrivare al Samadhi, la beatitudine, l'illuminazione Suprema (del quale ci sono vari tipi, ma questa è un'altra storia e ne parleremo più avanti) è necessario partire da Yama e Nyama, regole morali ed etiche descritte dettagliatamente da quest'ultimo nella sua opera.

Yama e Nyama sono dieci precetti morali essenziali, necessari per intraprendere correttamente il proprio cammino spirituale e poter poi praticare Asana (posizioni Yoga), Pranayama (esercizi di controllo del respiro), Pratyahara (il ritiro dei sensi), Dharana (la concentrazione che porta alla meditazione), Dhyana (l'assorbimento completo nell'oggetto della nostra concentrazione, ovvero la meditazione vera e propria) e infine poter arrivare al tanto atteso Samadhi.

Yama è composto da cinque precetti fondamentali, cinque 'regole' da rispettare per avere un rapporto sano ed equilibrato verso gli altri e verso noi stessi;

importante sarà quindi praticare la non violenza (Ahimsa),
un linguaggio sincero e benevolo (Satya),
il non rubare, non solo in senso materiale, ma anche il non rubare idee, pensieri degli altri (Asteya),
il vedere tutto come movimento di energia (Brahmacharya)
e il non accumulare troppe ricchezze a discapito degli altri (Aparigraha).

Nyama invece sono le regole morali ed etiche da applicare verso se stessi (autodisciplina);
necessaria sarà quindi una corretta alimentazione e purificazione del corpo (Saucha), l'apprezzare ciò che si ha, anziché lamentarsi di ciò che non si ha (Santosha),
fare servizio verso gli altri per purificare il proprio Karma personale (Tapas),
studiare ed interpretare testi sacri (Svadhyaya)
e abbandonarsi al Supremo, lasciare andare tutte le resistenze e abbandonarsi al Supremo (Ishvarapranidhana).

Esaminiamo meglio quest'ultimo punto.

Ishvarapranidhana, o meglio, l'abbandonarsi alla divinità è abbandonare tutte le resistenze che ci impediscono di vivere una vita piena, felice ed appagante.

È avere fiducia nella vita, negli altri e in noi stessi.

È credere, sperare in un mondo migliore basato sull'onestà, su un piano divino perfetto, abbandonarsi a ciò che è così com'è ed accogliere con cuore aperto le opportunità che ci vengono offerte ogni giorno.

Molte persone faticano a credere in un piano divino, ma vi assicuro che una volta abbandonate le resistenze che ci impediscono di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri (la legge del Dharma) sarà impossibile non sentire la divinità dentro al nostro cuore. Il cuore si aprirà ad una fiducia immensa nei confronti della vita, e ci accorgeremo che la vita è come uno specchio e se la guardi sorridendo ti sorriderà. Spiegherà davanti a noi i suoi doni immensi e meravigliosi mostrandoci la sua infinita generosità e abbondanza. Diciamo che abbiamo solo da guadagnarci.

Quindi che cosa aspettate ad abbandonarvi alla vita e sperimentare la fiducia?
L'unica controindicazione è la felicità.

Buona pratica a tutti noi ricercatori spirituali
Con il cuore aperto vi mando un caro abbraccio di luce.

Namaste'

Jessica  Bernardi - Insegnante di Yoga
T: 349 7197753