I Biotipi: l'Iridologia dei Bambini

23.02.2018

Mentale, emotivo, cinestesico ed estremo. Ecco i quattro aggettivi che descrivono l'iride ad un primo sguardo. Difficile trovare "biotipi puri", ma sicuramente probabile poter dire quale filtro stia usando la persona per muoversi nella vita, quale sia l'impronta predominante.

Se sono un mentale, fibre compatte, una o più macchie, vivo osservando. Spacco il capello in quattro, ho bisogno di leggere, di immagazzinare informazioni ed il senso della mia esistenza è centripeto: tutto verso di me. So spiegare agli altri ma anche intessere bene le mie lodi, sono obiettivo e severo, fermo, ma non necessariamente rigido. Posso anche intortarti, se voglio, ma sicuramente perché tu l'hai fatta prima a me ed io non dimentico. 

Se sono un emotivo, dalle belle lacune che mostro sulla trama, lascio entrare ed uscire di tutto. Mi stanco in fretta perché centrifugo è il mio vivere. Sono una spugna e tutto mi colpisce, mi spaventa, mi influenza. Amo ascoltare la musica e desidero che mi si parli con gentilezza per potermi applicare. Tra due litiganti, a costo di piangere, farò da pacere, sempre. Sono un ponte che vuole essere varcato con passi leggeri, ma animati da fermi intenti. Se mi tratti brutalmente, sarò così distratto da imbarazzarti! Ma, capiscimi, debbo difendermi in qualche modo. 

Se sono un cinestesico, fibre compatte e nessuna macchia, ti prego, non stiamo tanto a parlare o leggere le istruzioni: montiamolo questo mobile! Debbo toccare, sperimentare, plasmare, fare con il corpo e sentire il contatto. Infatti, quando avremo finito questo lavoro insieme, per festeggiarne la riuscita, ci abbracceremo. Il senso del mio vivere è tanto centrifugo quanto centripeto ed oscillo in maniera armonica consapevole del corpo che abito. Se mi arrabbio mi scarico con un'oretta di sport o di bricolage, ma...attenzione a non tirare troppo la corda. 

Se sono estremo e così mi descrivono, forse è già tutto detto! Il mio filtro è, all'occorrenza, mentale, emotivo o cinestesico. Ho zone di fibre compatte, lacune e macchie. Il mio vivere è centripeto e centrifugo, ma questa oscillazione è disarmonica e non sempre riesco ad individuare un ritmo personale. Posso cadere negli eccessi e sbottare anche quando non sarebbe il caso, aver desiderio di provare tutto senza particolare attenzione alle reali richieste del mio sistema. Ma sono anche un artista e da questa altalena spinta a gran velocità posso trarre slanci per opere geniali.  

Semplificare per dare strumenti. Guardare alla veloce per lasciarsi attraversare dalla prima impressione. Non è superficialità. È l'istinto alla base della lettura iridologica che si fa prezioso strumento quando si è chiamati a leggere le iridi dei bimbi e bisogna far svelti per tornare a giocare.

Ognuno può fare tutto. Ognuno può imparare cose nuove, ma deve farlo nella lingua che è in grado di comprendere.

Einstein ci suggeriva che valutare un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi non è rendergli giustizia.

Ecco. Per non pretendere che i nostri bambini arrivino tutti agli stessi risultati utilizzando tutti gli stessi protocolli e strumenti. Per tranquillizzare mamme che spesso mi hanno portato in studio parole di superiori che hanno già etichettato il bimbo come braccia strappate all'agricoltura. E le ho viste piangere e perder fede nel potere della scuola. Perché il mondo di domani non sia popolato da frustrati che volevano fare la ballerina, ma sono dietro una scrivania a fare i conti.

Per una maggiore consapevolezza che ciò che siamo è così perfetto da meritare di accorgersene e che non vi è, nella rete, neppure un tassello fuori posto.

Dott.ssa Angela Astolfi