Il gioco dei cinque principi: Reiki, spiritualità pratica

28.02.2018

Alla base di ogni disciplina vi sono dei principi, delle regole. La loro bellezza sta nel restringere rigidamente un campo e, al tempo stesso, nel farsi contenitore di infinite possibilità. Reiki ha cinque regole precedute da un incipit che cambia le carte in tavola: proprio oggi o solo per oggi. E qui le regole diventano applicabili!

Quando mi chiedono cosa sia Reiki, mi è più facile dire di venire a provare o di venire a fare. Mi sento sempre come qualcuno cui si domanda di spiegare il ballo o la ginnastica: non sono cose che si descrivono, ma cose in cui il corpo deve trovare la sua dimensione.

Corpo? Ma non stiamo parlando di spiritualità?

Certo! Ma quale veicolo, se non il corpo, quale manifestazione, se non il quotidiano, possono mostrarci al meglio il nostro spirito? Siamo uomini e non possiamo vivere solo di impalpabile. Chi lo va predicando si farà seguaci inconsapevoli che attendono ordini e, credo, ne abbiamo già abbastanza.

Il sottile modifica lo spesso, principio cardine dell'alchimia. Ed è proprio così.

Ci saremo accorti, infatti, che un atteggiamento, uno sguardo, una parola non detta, sono in grado di stagliarsi nell'ambiente come veri e propri tuoni di deflagrante silenzio. Queste vibrazioni determinano le nostre azioni e così, se pensiamo ad esempio che qualcuno ce l'abbia su con noi, anche se di sicuro non ci ha mollato un ceffone, iniziamo a comportarci con circospezione avvertendo quel senso di camminare sulle uova per nulla piacevole. Eppure "non è successo niente".

Si è impotenti ed assolutamente incapaci di fare la cosa giusta: una sensazione pesante e tangibile che porta anche ad inevitabili distrazioni grossolane. Si perdono le chiavi dell'auto, si dimentica il sugo sul fuoco o la pizza nel forno. Risultato? Non so cosa stia accadendo, non posso dirlo all'altro perché, lo abbiamo detto, "non ha fatto niente", mi sento un emerito deficiente perché non riesco neppure più ad esser padrone di gesti per me ovvi. Disastro!

Urgono strumenti. Sì, utensili. Come la pentola adatta alla cottura di quella pietanza, lo spolverino più sottile per i punti in cui la polvere si insinua diventando irraggiungibile, il maglione del giusto spessore per tenermi al caldo ma, al tempo stesso, non infagottarmi sotto il cappotto o impedirmi nei movimenti. 

Ma non ho Reiki? Ma cos'è? Ma a me ste robe dell'energia...mah!? Ma poi, imparare tutte ste posizioni...? Un weekend di corso? Ma io ho famiglia e non ho tempo! Mio marito non ci crede e dopo mi prende in giro...

Ne sento di ogni. E nulla, nella vita reale, cambia. Mai! E mai è un po' poco per un essere umano, per il concentrato di trascendenza che siamo. Espressa per ognuno a suo modo, la necessità di superare se stessi bussa alla nostra spalle, sempre.

Alla base di ogni disciplina vi sono dei principi, delle regole. La loro bellezza sta nel restringere rigidamente un campo e, al tempo stesso, nel farsi contenitore di infinite possibilità.

Reiki ha cinque regole precedute da un incipit che cambia le carte in tavola: proprio oggi o solo per oggi. E qui non c'è più scampo, perché le regole diventano applicabili! Potrò ben fare, per un giorno solo, una cosa, no? 

Solo per oggi non ti arrabbiare

Solo per oggi non ti preoccupare

Solo per oggi sii grato

Solo per oggi svolgi in tuo lavoro con dedizione ed in particolare il tuo lavoro su di te

Solo per oggi sii gentile con le persone

Ed allora vi propongo un gioco: dieci giorni, un principio da vivere per due giorni di fila.

Partiamo! Primo principio: solo per oggi non ti arrabbiare. Dovrò guardare ogni cosa attraverso questi occhiali del non ti arrabbiare. Beh, facile, potremmo dire: sono mille i motivi che ci fanno ribollire il sangue in ventiquattro ore. Vero.

Ma proviamo adesso con il terzo: solo per oggi sii grato. E mi pestano i piedi, e mi passano davanti alle poste, e trovo una multa nella buca delle lettere e nel lavaggio dei bianchi è finito un calzino nero killer che ha distrutto il candore della mia camicetta preferita e...sii grato! Debbo restare in quel principio, è il compito della giornata! Me lo ripeto, lo canto, lo dico a denti stretti, ma lì devo stare, con disciplina, disciplina per la mente e lo spirito che portano la mia attenzione a qualcosa di nuovo ed a scoprire quanto si cela dietro quei fastidi, cosa mi stanno insegnando questi accadimenti irritanti.

Anche qui, spiegare non so. Ma vale la pena provare ed annotare su un quaderno quanto avviene. Ha del miracoloso.

È sempre così: non è accaduto niente, ma tutto è, d'improvviso, solo per oggi e per sempre, mutato a mio vantaggio. 

Dott.ssa Angela Astolfi