La fiducia di Penelope

13.06.2020

In questi giorni mi è capitato di pensare a Penelope.

La Penelope di Ulisse.

Pensavo a quanta pazienza, ma soprattutto quanta fiducia, abbia avuto nell'aspettare il suo Ulisse. Lo ha aspettato per anni, senza mai tentennare, malgrado tutti i corteggiatori e tutte le avversità che giocavano a sfavore del suo possibile ritorno. Lei, imperterrita, ha aspettato.

Mi immagino una Penelope ai giorni nostri, magari al bar con le amiche davanti ad un aperitivo. Con lei che racconta l'attesa, il non avere notizie, il suo essere partito, il suo non sapere se è vivo o morto. Con le amiche che le danno della sciocca: "aspetti cosa?". Ma lei nulla, lei lo aspetta.

Lo aspetta perché lei vuole lui. Lei si fida ciecamente di lui. Lei si fida del fatto che lui farebbe carte false pur di tornare da lei. E la domanda che mi è sorta spontanea è stata: cos'è che la spinge a fidarsi così tanto? Una fiducia incondizionata nella vita e nel fatto che tutto quello che possa succedere sia proprio la cosa giusta, la cosa migliore, l'unica che la vita poteva prospettarle?

Me lo sono chiesta spesso perchè la fiducia nella vita di tutti i giorni vacilla. O almeno spesso vacilla nella mia. Fin da piccoli ci insegnano a non fidarci degli sconosciuti, quando poi ci rendiamo conto che le peggiori ferite ce le lasciano proprio le persone che conosciamo, quelle che amiamo, quelle con cui scopriamo i nostri lati più fragili e che ne approfittano per poi lasciarci un po' feriti e un po' più diffidenti. Quante volte ci siamo sentiti traditi, usati e maltrattati.

E più cresciamo, più viviamo e più ci sentiamo feriti e più questa fiducia vacilla. Vacilla nei confronti di chi ci sta attorno. E tutte le volte che vacilla ci chiudiamo un po' in noi stessi. In questi momenti la domanda si fa sentire e diventa sempre più pressante. Lei come ha fatto?

E credo sempre più che la risposta la si possa solo trovare in noi stessi, nella consapevolezza di noi stessi, nel nostro stare bene, nello stare bene con noi stessi. Nel credere fermamente in quello che vogliamo e in quello che proviamo, ma soprattutto nel credere nel lieto fine. Perché il lieto fine, in fondo, ce lo meritiamo. Dietro ad una fiducia incondizionata come quella di Penelope, sono racchiusi una miriade di emozioni belle e brutte. La speranza che andrà tutto bene. La paura di non essere in grado di sopportare un carico simile. L'accettazione che qualsiasi cosa la vita ci prospetti è la cosa migliore. La frustrazione dell'attesa. La calma della pazienza. La rabbia per l'essere impotente davanti a qualcosa più grande di noi. Ma il più importante, e credo sempre più che sia la chiave che risolve ogni quesito, l'amore. Un amore immenso ed incondizionato verso il suo Ulisse, così immenso che non l'ha fatta dubitare neanche per un attimo che lui sarebbe tornato da lei, per lei. Un amore così grande verso la vita e tutto ciò che appartiene ad essa, incognita della morte compresa, capace di curare tutte le ferite e tutti i dubbi. Un amore vero così grande da incorporare tutte le sfaccettature della sua vita.

Grazie Penelope. Che la tua fiducia ci sia da guida in tutti gli aspetti della nostra vita, famigliare, personale, e lavorativa.

Monica Cagnasso - Osteo-Terapia SHR® e Ku-Nye
T: 339 175 4143