Molto personale, leggere con il cuore.

22.05.2020

Di solito la madre, più che amare il figlio, si ama nel figlio

Friedrich Nietzsche

Quando avevo ventidue anni ho rischiato di morire. Una grave malattia. Come tante. Vicina a me, mamma.

Turbamenti, agitazione, dolore, impotenza, preghiere.

Non ho mai visto, però, la mia mamma senza trucco, vestita male, con i capelli in disordine.

Mai.

Impegnatissima nel lavoro, al tempo aveva assunto una collega per aiutarla. I clienti, visto che la donna stava vivendo un momento triste della sua vita ed il suo volto lo tradiva, avevano chiesto a mamma se le avesse fatto un favore a prenderla a lavorare e preferivano recarsi a comprare quando mamma tornava dall'ospedale. Alla fine della storia, quando mamma ha svelato ciò che aveva attraversato, ha destato stupore indescrivibile nella gente.

Un giorno ho avuto una forte reazione ad un farmaco. Sdraiata, il mio corpo saltava parallelo al letto in un tremore irrefrenabile e sinistro.

In quel momento, dopo mesi, non ce l'ha più fatta. Era di domenica. Ha pianto. Davanti a me.

Ora che sono madre e che, quando mio figlio si sbuccia un ginocchio, cento bottiglie di vetro si frantumano nel mio profondo, non so come abbia fatto ad aspettare quella domenica. Il resto sono certa lo abbia fatto di nascosto.

Dopo un paio di minuti eterni in questa coreografia grottesca, in cui lei cercava di tenermi ferma con poco risultato, io l' ho afferrata per un braccio e l' ho tirata verso di me. Quando la sua faccia era quasi contro la mia le ho detto "Mamma, io torno meglio di prima. Io resto. E basta".

E lei ci ha creduto subito. Ha smesso di piangere come colpita da uno schiaffo. Una cosa strabiliante. Nulla di ciò che abitava la scena, tubi, calvizie, cicatrici, cerotti, sedie a rotelle, pasticche, garze era più reale. La verità ci aveva costruito attorno un'altra stanza.

Fino a quella domenica le avevo solo detto dei grazie e lei, mentre mi teneva la mano, aveva sempre chiesto di smetterla rendendoli superflui con dei sorrisi tristi.

Con il coraggio di chi esprime cosa sente, in quel pomeriggio di cui non sapremo mai che clima c'era fuori, chiuse in quel frangente di realtà alienata, le ho restituito, credo, almeno un pezzetto della Vita che lei ha dato a me e che con quel "io resto" le ho confermato di amare alla follia.