Una rivoluzione Gentile

01.05.2020

1° maggio, festa dei lavoratori, celebrata in ricordo alle molteplici rivolte operaie negli Stati Uniti per ottenere nuovi diritti, tra cui la riduzione dell'orario di lavoro.

Fino ad oggi.

Questo 2020 ci invita ad una revisione generale delle immagini e dei simboli che da sempre ci accompagnano. Siamo all'interno di un cambiamento radicale, storico, sociologico, antropologico, culturale, che spinge verso una direzione di rinnovamento e di trasformazione, verso un nuovo tipo di rivolta, anzi, di rivoluzione: quella della gentilezza, un atteggiamento necessario per tessere la trama delle narrazioni che ci sostengono e fanno crescere, quelle che ci portano nei luoghi lontani dal rumore del mondo, negli spazi dedicati all'ascolto e alla presenza.

Nella rivoluzione gentile, non si fallisce mai. Si è semplicemente diversamente vincitori. Cambia la prospettiva, cambia il senso dell'esperienza. Se si pensa di aver fallito, è perchè qualcosa si è fatto. E il fare, oltre ad essere un privilegio, è già di per sè una vittoria. Una vittoria da celebrare con se stessi.

Nella rivoluzione gentile, il passato non è una gara a chi ha fatto di più, e nemmeno a chi ha fatto qualcosa di diverso. Si è fatto ciò che andava fatto, ed è solamente passato. Punto. E a capo. Onoriamo reciprocamente il nostro vissuto perchè alimenta il terreno sul quale fiorisce il presente.

Un presente nel quale ci si incontra anche per ri-ferirsi, un'occasione per rimettere mano ad una piaga ancora aperta. E curarla. La relazione è un' opportunità per guarire, una strada verso la remissione completa dei sintomi, verso l'elaborazione del dolore.

Nella rivoluzione gentile, il dolore, elaborato, può fare miracoli. Uno tra questi è cambiare radicalmente la propria visione di fondo e, di conseguenza, anche quella periferica. Fino ad oggi abbiamo creduto di volere, o non volere una certa cosa? Prepariamoci a poter desiderare qualcosa di diverso da prima. Siamo esseri umani.

Nella rivoluzione gentile si definisce sempre il confine, tratteggiando il perimetro della soglia, si portano a compimento le espressioni mancate, si integrano le esperienze pregresse, si accoglie l'altro per come è (e non per come vorremmo che fosse), si accettano e si muovono anche le critiche (essere gentili non vuol dire essere remissivi), ci si spoglia del superfluo per raggiungere l'essenziale, ci si contamina, meravigliosamente, con la bellezza non manifesta che muove le relazioni. Tutte.

In questo 1° maggio diventiamo portatori sani di rivoluzione gentile.

Cristina Ferina - Bodyteller, Vice Presidente ACSI
T: 393 110 8617